Paesaggio, agricoltura e sostenibilità nelle aree rurali

Norme

Bando primo insediamento del PSR Sardegna, ultimi giorni

Scade il 14 aprile il bando PSR della misura 6.1 (primo insediamento) che eroga 35.000 o 50.000 euro ai giovani agricoltori

Per informazioni: aptstudio@paesaggio.net.

C’è tempo sino al 14 aprile per presentare le domande del bando per la mis. 6.1 del PSR (Piano di Sviluppo Rurale) Sardegna.

La domanda, che può essere presentata da soggetti con le seguenti caratteristiche:

  • devono avere un’età compresa fra 18 anni compiuti e 41 anni non ancora compiuti al momento della presentazione della domanda;
  • si possono insediare in un’azienda che all’attualità ha un PS (produzione standard) di almeno 15.000 e non oltre 200.000 euro;
  • hanno effettuato il primo insediamento (cioè risultano iscritti nel registro delle imprese della C.C.I.A.A. e all’anagrafe delle aziende agricole) da non oltre 18 mesi dalla data della domanda;
  • non hanno già beneficiato di finanziamenti erogati con la medesima finalità della mis. 6.1;

Si rammenta inoltre che la valutazione del requisito di produzione standard deve essere verificato sulla base delle colture presenti nel fascicolo aziendale (il cui aggiornamento deve essere concluso alla data di presentazione della domanda).

La misura 6.1 permette di richiedere un finanziamento di 35.000,00 euro a fondo perduto come contributo per l’avviamento dell’attività in caso di partecipazione al bando semplice (senza pacchetto giovani), che possono diventare  € 50.000 in caso di business plan che prevede investimenti e azioni ammissibili in una o più misure/sottomisure attivabili nell’ambito del “Pacchetto giovani” (è inutile sottolineare che i tempi per la partecipazione alla mis. 6.1 pacchetto giovani sono molto stretti).

Il contributo verrà erogato in due rate:
– la prima rata, pari al 70% dell’importo del premio, sarà erogata dopo l’atto di concessione previa costituzione della polizza fideiussoria pari al 100% del valore della prima rata;
– la seconda rata, pari al 30%, sarà erogata a saldo ed è subordinata alla verifica della corretta esecuzione del business plan relativamente all’avviamento dell’attività imprenditoriale. Il business plan deve concludersi entro quattro anni dalla concessione dell’aiuto.

APTstudio fornisce assistenza alle imprese per la presentazione delle domande. Rivolgetevi pure a noi per contatto preliminare e per un preventivo gratuito, inviando una email a: aptstudio@paesaggio.net.

Prossimamente in uscita il bando ISMEA per subentro in agricoltura

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E’ stato pubblicato nel mese di gennaio 2016 il decreto attuativo con i nuovi criteri di accesso ai finanziamenti per il subentro in agricoltura. L’obiettivo della misura – con il relativo bando che sarà pubblicato nei prossimi mesi – è quello di favorire il ricambio generazionale in agricoltura e sostenere i giovani nelle iniziative imprenditoriali. ISMEA pubblicherà entro breve anche il bando per primo insediamento in agricoltura.

Per informazioni: aptstudio@paesaggio.net.

Progetti ammissibili
Beneficiari

Agevolazioni

Progetti ammissibili
Lo strumento ha come fine sostenere i progetti di sviluppo e consolidamento aziendale nei settori della produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli nella fase di passaggio delle aziende tra vecchie a nuove generazioni.
I progetti devono essere avviati dopo la data di ammissione alle agevolazioni e devono riguardare:
>> il miglioramento del rendimento e della sostenibilità globale dell’azienda agricola, in particolare mediante una riduzione dei costi di produzione o miglioramento e riconversione della produzione,
>> il miglioramento dell’ambiente naturale, delle condizioni di igiene o del benessere degli animali, purchè non si tratti di investimento realizzato per conformarsi alle norme dell’Unione europea,
>> la realizzazione e il miglioramento delle infrastrutture connesse allo sviluppo, all’adeguamento ed alla modernizzazione dell’agricoltura.

Beneficiari
I finanziamenti possono essere concessi a:
a) microimprese e piccole e medie imprese in qualsiasi forma costituite che subentrino nella conduzione di un’intera azienda agricola, esercitante esclusivamente l’attività agricola da almeno due anni alla data di presentazione della domanda di agevolazione e che presentino progetti per lo sviluppo o il consolidamento dell’azienda oggetto del subentro, attraverso iniziative nei settori della produzione e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli;
b) microimprese e piccole e medie imprese che presentino progetti per lo sviluppo o il consolidamento di iniziative nei settori della produzione e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, attive da almeno due anni alla data di presentazione della domanda di agevolazione.
Nel caso delle PMI di cui alla lettera a), quindi di quelle che subentrano alla conduzione di un’azienda agricola, sono richiesti i seguenti cinque requisiti:
1. essere costituite da non più di sei mesi dalla data di presentazione della domanda di ammissione alle agevolazioni;
2. esercitare esclusivamente l’attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile;
3. essere amministrate e condotte da un giovane di età compresa tra i 18 ed i 40 anni non compiuti alla data di spedizione della domanda, in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale o di coltivatore diretto come risultante dall’iscrizione nella gestione previdenziale agricola alla data di delibera di ammissione alle agevolazioni, ovvero, nel caso di società, essere composte, per oltre la metà numerica dei soci e delle quote di partecipazione, ed amministrate, da giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 e i 40 anni non compiuti alla data di spedizione della domanda in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale o di coltivatore diretto come risultante dall’iscrizione nella gestione previdenziale agricola alla data di delibera di ammissione alle agevolazioni;
4. essere già subentrate, anche a titolo successorio, da non più di sei mesi alla data di presentazione della domanda, nella conduzione dell’intera azienda agricola, ovvero subentrare entro 3 mesi dalla data della delibera di ammissione alle agevolazioni mediante un atto di cessione d’azienda;
5. avere sede operativa nel territorio nazionale.
Relativamente alle PMI di cui alla lettera b), invece, è richiesto il possesso dei requisiti di cui ai punti 2, 3 e 5 da almeno due anni.

Agevolazioni
Gli incentivi previsti dal decreto consistono in mutui agevolati a tasso zero, della durata compresa tra cinque e dieci anni, incluso il periodo di preammortamento. L’importo dei finanziamenti non può essere superiore al 75% delle spese ammissibili, che a loro volta non possono superare la soglia massima di 1,5 milioni di euro, IVA esclusa.
Per le iniziative nel settore della produzione agricola primaria il mutuo agevolato ha una durata, comprensiva del periodo di preammortamento, non superiore a quindici anni.
Il finanziamento agevolato deve essere assistito da garanzie per l’intero importo concesso, maggiorato del 20% per accessori e per il rimborso delle spese. Tali garanzie sono acquisibili mediante iscrizione di ipoteca di primo grado sui beni oggetto di finanziamento, o su altri beni del soggetto beneficiario o di terzi, oppure mediante fideiussione bancaria.

Come richiedere i finanziamenti
La nuova modulistica per richiedere le agevolazioni, alla luce del decreto attuativo appena pubblicato, verrà resa disponibile da ISMEA, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare, soggetto gestore dell’intervento.
Sulla base delle informazioni contenute nella domanda, ISMEA accerterà la sussistenza dei requisiti e la sostenibilità finanziaria ed economica dell’iniziativa ed entro sei mesi delibererà l’ammissione al finanziamento o il rigetto dell’istanza, dandone comunicazione agli interessati.
Entro sei mesi dalla comunicazione della delibera di ammissione alle agevolazioni, i beneficiari sono tenuti a trasmettere a ISMEA la documentazione necessaria alla stipula del contratto di mutuo agevolato.

Per informazioni: aptstudio@paesaggio.net.

 

 

Le aree rurali occupano in Europa oltre l’80% del territorio, ed in esse risiede il 25% circa della popolazione europea.
In Italia le aree agrarie e forestali interessano l’87% della superficie complessiva. Nonostante che il mondo rurale registri una perdita costante di abitanti e di addetti, spostatisi  progressivamente verso le aree urbane (dotate di maggiori opportunità in termini di occupazione e di servizi), l’importanza economica e culturale del mondo rurale è cresciuta di pari passo con lo sviluppo economico e con il miglioramento delle condizioni sociali, portando negli anni recenti alla riscoperta dell’attività agricola e ad una tendenza al ritorno verso le campagne.

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Nuovo layout per la pagina Paesaggio e architettura rurale

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Benvenuti! questa è la nuova versione del sito “Paesaggio e architettura rurale”, attivo dal 1999, che contiene informazioni sulla progettazione rurale e ospita le pagine dello studio Agricoltura Paesaggio e Territorio.

Gestito all’inizio direttamente con editing html. dopo una serie di modifiche all’impaginazione, dal 2016 il sito è approdato sul un cms basato su WordPress, con un restyling totale di layout e contenuti.

Il sito presenta argomenti di approfondimento legati alle tematiche del paesaggio, dell’architettura rurale e del costruire sostenibile, in parallelo con lo spazio pubblico dello Studio Agricoltura Paesaggio e Territorio, titolare del dominio paesaggio.net.

Benvenuti e buona lettura dei nostri contenuti!!

Paolo Callioni

Agricoltura e paesaggio

La civiltà umana è cresciuta insieme alla sua capacità di produrre cibo, principalmente attraverso l’agricoltura e l’allevamento di animali. Dalle prime forme di coltivazione, in tutta la storia dell’uomo la capacità di coltivare la terra e di trarne frutti è sempre stato un elemento fondamentale per tutte le società (di pari passo con la capacità di trasformare il territorio).

Ad esempio la Bibbia, il più straordinario libro che l’umanità possieda, contiene infiniti riferimenti alle tecniche di coltivazione e di allevamento.

Obiettivo dell’agricoltura è stato quello di sfamare le popolazioni, attraverso i prodotti alimentari. Per raggiungere questo obiettivo la capacità dell’uomo di gestire la terra e di farla produrre è cresciuta nel tempo, e a tutt’oggi assomma conoscenze tecniche e scientifiche sempre più ampie. La scienza che studia tali aspetti è l’agronomia, che secondo Bonciarelli “ha per oggetto lo studio dei fattori che condizionano la produzione vegetale e le tecniche della loro regolazione, per realizzare le massime o le più convenienti produzioni nel rispetto della conservazione delle fertilità del terreno e dell’ambiente“.

La presenza dell’uomo nelle campagne ha plasmato il paesaggio rurale
, creando uno straordinario sistema in cui l’azione della natura e l’opera dell’uomo si sono intersecate in modo armonico e non distruttivo. Nelle aree rurali, infatti, il rapporto fra uomo e campagna, sino al secolo scorso, è rimasto nei limiti di un sostanziale equilibrio, anche per la sino ad allora limitata capacità dell’uomo di produrre trasformazioni rilevanti sul territorio.

Peraltro le conoscenze in campo agronomico, negli ultimi due secoli, si sono sviluppate in parallelo con gli altri settori produttivi, e l’agricoltura ha potuto fare sempre più uso degli strumenti messi a disposizione dalla cooscenza e dalla tecnologia. Tale direttrice di crescita ha consentito di far aumentare in modo esponenziale la produttività delle colture agricole, attraverso le tecniche dell’agricoltura industriale, sino a consentire, specialmente per alcune colture (come mais o barbabietola), la moltiplicazione di diverse volte della produttività.

Negli anni recenti, però, è cominciato un periodo di revisione di tale tendenza, anche per i consistenti effetti negativi (desertificazione, inquinamento, perdita di biodiversità, eccedenze alimentari, ecc.) che una agricoltura produttivistica esasperata può produrre sull’ambiente, oltre che per il crescere di una nuova coscienza ecologica nelle società occidentali.

Sono stati identificati e perseguiti allora nuovi criteri a cui ispirare la produzione. Per questo diventano sempre più importanti gli obiettivi della qualità finale dei prodotti e della tutela dell’ambiente, che permettono anche una riscoperta delle tecniche tradizionali e di modalità “eco-compatibili” di coltivazione e allevamento: le pratiche dell’agricoltura biologica e biodinamica, la difesa integrata e biologica delle colture, sistemi oggi accettati e condivisi, erano considerati utopistici solo 20 anni fa.

In parallelo a tale visione anche la qualità dei prodotti, intesa sia in termini di capacità di soddisfazione organolettica, sia di sicurezza alimentare, sia di certezza dell’origine, è nel frattempo divenuta elemento distintivo apprezzato e riconosciuto dai consumatori, che acquistano sempre più volentieri prodotti “tipici”, riconoscendo in essi una serie di attributi anche legati alla dimensione culturale.

Per quanto riguarda la visione di un’agricoltura “sostenibile” lo  sfruttamento economico delle aree rurali deve permettere un mantenimento delle sue componenti ambientali, ciò che peraltro è di fatto sempre successo sino a un secolo fa, quando l’agricoltura veniva attuata con metodi meno intensivi di oggi. Per questo si può affermare che la propensione alla sostenibilità del mondo rurale è strutturale e che l’azienda agraria – laddove sia gestita in modo corretto – contribuisce al mantenimento dell’equilibrio ambientale delle aree agricole, che costituiscono dei sistemi seminaturali antropizzati. In tal caso all’obiettivo di produzione economica, proprio dell’azienda, si affianca quello ecologico e paesaggistico.

In questo modo sono nati e sopravvivono (proprio grazie al permanere anche della loro funzione economica) alcuni dei paesaggi agrari più caratteristici del nostro paese: i vigneti del Trentino e della Toscana, gli oliveti della Puglia, gli aranceti della Sicilia, i frutteti della zona padana e dell’Emilia, le coltivazioni con terrazzamenti della Liguria e delle aree subalpine, i campi di grano del Centro-Sud, le serre del ragusano e di Sanremo.

Per questo anche l’Unione Europea, nonostante la già fondamentale centralità del settore agricolo rispetto agli interessi comunitari sin dall Trattato di Roma, ha identificato nello sviluppo rurale (a partire dalla conferenza di Cork) una delle direttrici fondamentali della politica dell’Unione.

Infine, il mondo rurale ci ha anche tramandato l’enorme patrimonio architettonico dell’architettura rurale, che costituisce uno degli elementi culturali di maggiore importanza della nostra civiltà e della nostra cultura.

Paesaggio e ambiente

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Paesaggio e ambiente sono due concetti fortemente connessi. Secondo Di Fidio: “Il punto di arrivo della complessa evoluzione subita dal concetto di paesaggio è costituito dalla più moderna definizione fornita dall’ecologia: il paesaggio viene considerato come ecosistema paesistico concreto … di una sezione spaziale estesa a piacere della biosfera, che nel caso più semplice comprende solo atmosfera, litosfera ed idrosfera e negli altri casi è integrata da esseri viventi, fra cui l’uomo, e le sue opere; … nella maggior parte dei casi, più che un vero e proprio ecosistema omogeneo, si tratta di un insieme di ecosistemi variamente collegati” [Di Fidio, 1991].

Dunque il paesaggio, visto da questa prospettiva, è un insieme di sistemi ecologici dinamici in equilibrio (o in disequilibrio, a seconda dei casi), in cui le componenti ambientali di maggiore rilievo:

  • suolo

  • vegetazione

  • acqua

  • clima

  • fauna

interagiscono fra loro, ricevendo inoltre le importanti pressioni modificatorie degli interventi antropici (coltivazione, forestazione, pascolo, incendi, deforestazioni, edificazione, inquinamento ecc.). Risultano quindi di rilevante importanza quei fattori e quegli elementi che, legati alla presenza di tutte le diverse componenti ambientali di tale sistema complesso, permettono il mantenimento dell’equilibrio ecosistemico. 

Gli interventi dell’uomo hanno prodotto e producono modificazioni dell’ambiente che incidono sugli equilibri ecosistemici ambientali in modo rilevante. Nel passato le foreste che occupavano la gran parte delle superfici del nostro territorio sono state disboscate (per lo più con incendi), liberando grandi estensioni di terreno, una parte dei quali sono stati poi messi in coltura. Dai primi insediamenti e dai primi villaggi rurali sono sorte le città, che sono cresciute e sono divenute punti di riferimento per l’agricoltura, il commercio, le attività speculative. Infine i processi di aggregazione hanno portato alla formazione delle città più grandi, attraverso i processi di urbanizzazione. Se si eccettuano i grandi interventi di deforestazione (realizzati comunque per lo più in epoca remota) gli effetti degradativi della presenza dell’uomo, per quanto rilevanti, sino alla rivoluzione industriale non hanno portato agli sconvolgimenti sugli equilibri ambientali che invece dal secolo scorso in poi si sono ripercossi sul territorio e sul paesaggio.

La pressione dei processi di aggregazione urbana, con la concentrazione delle persone e delle industrie in ridotte porzioni di territorio, la limitata preoccupazione per gli effetti degli insediamenti industriali e civili (degradazione degli ecosistemi esistenti, inquinamento, cave), così come la tecnologia, che ha portato a nuove forme di inquinamento (idrocarburi, pesticidi, nuove sostanze chimiche), macchine sempre più potenti e tecniche di lavorazione sempre più devastanti, hanno prodotto negli ultimi 200 anni una serie di rilevantissimi effetti sul territorio e sul paesaggio, con la trasformazione di paesaggi agrari e naturali in paesaggi urbani o industriali più o meno degradati.

Non si deve comunque pensare che gli interventi antropici, nella loro applicazione ai sistemi ambientali e al paesaggio, esprimano solamente effetti di impatto sull’ambiente di valenza negativa: in molti casi, anzi l’azione dell’uomo favorisce il riequilibrio di alcuni sistemi naturali o seminaturali.

E’ il caso ad esempio dell’applicazione delle tecniche di governo del bosco nel comparto forestale, che – se razionalmente applicate – consentono di mantenere i sistemi ecologici forestali in situazioni di elevato equilibrio ambientale (ad esempio per la riduzione dei rischi di incendio o perché favoriscono una equilibrata rinnovazione) pur nell’ambito di una gestione finalizzata ad un loro razionale sfruttamento. La risorsa forestale costituisce uno degli elementi ambientali e paesaggistici di maggior spicco del nostro territorio nazionale, visto che tale amplissima area verde – estesa su quasi 7 milioni di ha di bosco, pari al 22% del totale nazionale – compensa almeno in parte gli effetti negativi sull’ambiente derivanti dalla presenza in tutta la penisola di grandi agglomerati urbani e industriali.

Anche l’agricoltura, che occupa in Italia una superficie ancora maggiore, visto che interessa il 50% dei 30 milioni di ha del territorio nazionale (giova ricordare che complessivamente fra terreni agricoli, forestali e aree di interesse naturalistico si raggiunge l’87% della superficie territoriale) è un’attività ad elevato grado di antropizzazione che contribuisce in modo sensibile al mantenimento degli equilibri ambientali. Le aree coltivate hanno sempre costituito dei sistemi complessi che – proprio attraverso la gestione antropica dei suoli – ne hanno favorito l’equilibrio ecosistemico complessivo, sia in modo diretto, attraverso la gestione diretta del suolo e delle colture (per gli effetti collegati all’aumento della fertilità, a cui le razionali tecniche di gestione agronomica possono portare), sia per l’elevata interconnessione di alcuni dei fattori organizzativi dei sistemi agricoli con l’ecosistema circostante (si pensi alle siepi, che costituiscono oltre che un significativo elemento paesaggistico un importante habitat per la flora e per la fauna).

Per questo, in parallelo con la piena tutela degli ambiti a vocazione naturalistica integrale, la salvaguardia dell’azienda agricola diventa un presupposto essenziale della tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Architettura rurale

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L’architettura rurale costituisce una delle modalità di intervento dell’uomo più importanti e caratterizzanti del paesaggio rurale.

Nelle sue forme tradizionali si tratta di un’espressione nata da una cultura povera, caratterizzata da una matrice culturale di derivazione agropastorale. I manufatti sono spesso realizzati con materiali reperiti sul posto (legno, pietra, terra, ecc.) e hanno funzione di abitazioni, stalle, fienili, locali per la trasformazione e la conservazione dei prodotti, recinti, ecc. Le soluzioni tecniche sono essenziali, e al tempo stesso di grande efficacia, funzionali a consentire l’utilizzo il più possibile efficace di tutte le risorse ambientali.

L’avanzare della tecnologia e della modernità nel costruire e nell’agricoltura hanno gradualmente modificato il sistema dell’architettura rurale, introducendo nelle campagne opere progettate con criteri funzionali più recenti, realizzate utilizzando materiali e impianti spesso ispirati a modelli costruttivi o produttivi industriali. Questo ha permesso nelle aree più sviluppate un opportuno miglioramento dell’efficienza produttiva, ma ha anche favorito un graduale degrado del paesaggio e della qualità architettonica globale delle aree agrarie, e l’inserimento nelle campagne di strutture ed attività ad impatto ambientale crescente.

Nelle aree prossime agli agglomerati urbani, inoltre, una proliferazione incontrollata dell’edificazione, a tutto danno dell’agricoltura e del mondo rurale, ha portato spesso all’inglobamento degli edifici rurali nel tessuto urbano,  creando talvolta ferite profonde nel tessuto fondiario e nell’ambiente.

La crisi del mondo industriale (anche in agricoltura) e l’emergere della necessità dell’adozione di modelli di sviluppo sostenibile hanno portato ad una riscoperta delle metodologie, delle forme e delle funzioni del sistema dell’architettura rurale tradizionale, che oggi può essere rivalutata non solo attraverso il restauro dei manufatti storici, di grande valore architettonico, ma anche e soprattutto attraverso la rivisitazione moderna delle tecniche costruttive del passato (es. con la bioedilizia).

E’ fondamentale consentire e stimolare una sopravvivenza economica e funzionale che possa consentire il ripristino e la valorizzazione dell’uso dei fabbricati dell’architettura rurale, per  il mantenimento efficace di questi elementi del paesaggio.

Possono essere ricompresi nelle tipologie costruttive dell’architettura rurale non solo i fabbricati veri e propri, ma anche manufatti e piccole strutture presenti nelle aree rurali: recinzioni, cancelli, tettoie, piccoli ponti, piccole opere idrauliche (briglie, traverse, derivazioni), torrette, ecc. 

Architettura naturale

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L’architettura naturale o architettura bioecologica o bioedilizia o  costituisce una risposta allo stato di degradazione progressiva dell’ambiente antropizzato (aree urbane e rurali). Essa prevede l’applicazione di tecniche edilizie in linea con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, privilegia l’uso di materiali rinnovabili e la ricerca delle soluzioni ecologiche nell’edilizia abitativa e produttiva.

I materiali vengono scelti sulla base di bilanci ecologici, valutandone non solo il costo monetario, ma anche quello derivante dall’impatto ambientale, sia in relazione ai costi ambientali legati alla produzione, al trasporto, alla messa in opera, sia in riferimento ai possibili effetti dannosi per l’uomo derivanti dalla presenza di componenti tossici dei materiali.

La bioedilizia persegue non solo uno sviluppo sostenibile (e “consapevole”), ma anche un miglioramento del livello di vita dell’uomo, al fine di ottenere città meno inquinate, abitazioni più confortevoli, paesaggi da osservare, più natura e meno cemento.

In tal senso, per perseguire la sostenibilità dello sviluppo, è anche necessario disporre di un sistema di ricerca che possa portare a nuove tecniche e materiali, per un futuro più sano, in accordo con quelle che sono le esigenze dell’uomo, cioè per poter vivere più a contatto con la natura, col verde, con prodotti meno nocivi.

Sviluppo e ricerca, nell’ottica dell’architettura bioecologica, non sono solo termini che guardano al futuro, ma tengono conto anche del passato, del possibile recupero di tecniche antiche collaudate ed economiche e di materiali naturali.

L’obiettivo bioecologico, per essere avvicinato quanto più possibile, richiede peraltro anche l’utilizzo di ausili tecnici di elevata complessità e livello tecnologico, ad esempio nell’applicazione di sistemi e modelli orientati alla limitazione dei consumi energetici.

Infine, l’applicazione delle tecniche dell’architettura bioecologica può essere effettuata talvolta anche con un moderato e ragionato ricorso alle tecniche tradizionali (ad esempio con un uso limitato del cemento armato) nel caso di problemi di difficile soluzione o in cui l’applicazione di tali tecniche risulti esageratamente costosa.

 

 I vantaggi dell’architettura naturale

 Per gli utenti finali: case più sane, più efficienti, più confortevoli, più belle.

Per le imprese del comparto edile: miglioramento della competitività delle imprese attraverso migliore qualità dell’offerta, razionalizzazione dei processi, riduzione dei costi costruttivi, limitazione dei rischi connessi alla sicurezza sul lavoro. 

Per le imprese turistiche: maggiore attrattività dei fabbricati ecologici, minori costi di gestione e impatti ambientali

Per gli enti locali: limitazione degli impatti sull’ambiente, miglioramento dell’assetto urbanistico ed ambientale, aumento della visibilità e attrattività del territorio

 

Paesaggio rurale

Il paesaggio rurale è un sistema complesso, che assomma aspetti produttivi,culturali e ambientali. Esso costituisce un elemento fondamentale di interconnessione fra l’attività umana e il sistema ambientale, in cui la capacità dell’uomo di influire sul territorio si esplica con modalità diverse, che possono variare in relazione alle diverse situazioni ambientali e alle diverse tecniche produttive, ma che comunque si basano sulla necessità trovare un equilibrio con le condizioni dell’ambiente in cui si opera.

Così, in parallelo con la piena tutela degli ambiti a vocazione naturalistica integrale, la salvaguardia dell’azienda agricola diventa un presupposto essenziale della tutela dell’ambiente e del paesaggio, in quanto, attraverso di essa, si preservano sia gli aspetti organizzativi che le risorse naturali ed ambientali che in essa sono presenti.

Il mondo rurale esprime comunque una serie di valori culturali di enorme rilievo, legati soprattutto ad un insieme di aspetti riconducibili alle tecniche di coltivazione, all’artigianato tipico, alle tecniche architettoniche e costruttive, alle produzioni agroalimentari (tradizionali e non), alle forme di controllo e di gestione ambientale, alla cultura e alle tradizioni delle aree rurali.

La riscoperta del mondo rurale – e con esso anche del paesaggio rurale – è un passaggio necessario verso una valorizzazione della nostra cultura e della nostra storia, ma anche del cammino della nostra civiltà e della nostra economia verso i modelli di crescita orientati allo sviluppo sostenibile.

Il tema del paesaggio rurale interessa anche i rapporti città-campagna e i modelli di intervento per le aree agricole e forestali prossime ai centri urbani, considerato che negli anni recenti si sono avuti rilevanti e spesso devastanti fenomeni di consumo dei suoli e di trasformazione di aree agricole in zone urbane e industriali, con la perdita di una rilevante quota di superfici agricole, particolarmente nelle aree periurbane e costiere.